Il sonno nell’Āyurveda

Nell’Āyurveda il sonno, Nidrā, è considerato una necessità naturale essenziale per il nutrimento, il recupero e il mantenimento della salute.

Insieme ad Āhāra, l’alimentazione, e a Brahmacarya, il corretto utilizzo dell’energia vitale, Nidrācostituisce uno dei tre pilastri che sostengono la vita.

Caraka, uno dei grandi autori della tradizione classica dell’Āyurveda e riferimento della Caraka Saṃhitā, dedica ampio spazio al sonno e alla sua relazione con la salute. Sottolinea quanto un sonno adeguato possa influenzare profondamente il nostro equilibrio: forza e debolezza, nutrimento e deperimento, conoscenza, fertilità, felicità e longevità vengono messi in relazione con la qualità del sonno. Al contrario, un sonno eccessivo, insufficiente o vissuto nel momento inopportuno può alterare questo equilibrio.

Il sonno non è quindi soltanto il momento in cui “smettiamo di fare”, ma un processo naturale che coinvolge corpo, mente e sensi.

Secondo Caraka, ci addormentiamo quando la mente e gli organi sensoriali e motori si affaticano e progressivamente si distaccano dai loro oggetti.

Ed è proprio qui che la routine quotidina secondo l’Ayurveda (la Dinacaryā ) diventa importante: la qualità del sonno notturno comincia già durante la giornata.

Il modo in cui viviamo, mangiamo, lavoriamo, utilizziamo i sensi e affrontiamo le ore serali può accompagnarci verso un riposo più naturale oppure mantenerci in uno stato continuo di stimolazione.

Anche quando il corpo è fermo, infatti, la mente e i sensi possono continuare a essere intensamente coinvolti. Telefono, computer, televisione, notifiche, immagini, suoni e informazioni mantengono attiva la nostra attenzione proprio nelle ore in cui avremmo bisogno di accompagnarla gradualmente verso il riposo.

Per questo, nelle ore serali, può essere utile ridurre progressivamente gli stimoli e creare una vera transizione tra la giornata e la notte.

Un piccolo rituale serale

Non serve costruire una routine perfetta o complessa. Può essere sufficiente ripetere ogni sera alcuni gesti semplici:

cenare con un certo anticipo e lasciare al corpo il tempo di digerire; abbassare gradualmente le luci; limitare, soprattutto nell’ultima parte della serata, l’uso di computer, televisione e telefono; lavare il viso e i piedi; dedicare qualche minuto a un massaggio delicato dei piedi; restare qualche momento in silenzio o portare l’attenzione al respiro.

Si può inserire anche una breve pratica di Yoga dolce o Upa Yoga, con movimenti lenti e semplici, senza l’obiettivo di “allenarsi”, ma per sciogliere le tensioni accumulate nella giornata e riportare l’attenzione al corpo. Poche posizioni mantenute senza sforzo, accompagnate da una respirazione tranquilla, possono diventare un piccolo rito di passaggio verso la notte.

Il punto non è aggiungere un’altra cosa da fare, ma creare uno spazio in cui corpo, mente e sensi possano gradualmente rallentare insieme.

La qualità del sonno non comincia nel momento in cui chiudiamo gli occhi, ma nel modo in cui ci accompagniamo verso la notte.